Miliardi di dollari per farci giocare. Gratis.

Nel 2011 Facebook è arrivato a pagare più di 1,4 miliardi di dollari agli sviluppatori di videogame per la sua piattaforma.

Il tutto per farci giocare gratis.

Questo fatto dovrebbe farci sorgere qualche sospetto: tenendo conto che né FB né le aziende che sviluppano applicazioni e giochi sono organizzazioni benefiche, dobbiamo concludere che evidentemente questi soldi sono destinati a rientrare, con i dovuti interessi.

E pagati come? Un po’ con gli acquisti fatti online, ma soprattutto con i nostri dati e con il nostro tempo.

http://punto-informatico.it/3470975/PI/News/facebook-miliardi-questi-giochi.aspx

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OneShares: la nuova trovata per raccogliere informazioni riservate

Ne hanno inventata un’altra: il servizio OneShare (https://oneshar.es) consente di inviare ‘messaggi che si autodistruggono dopo la prima ed unica consultazione’ .
Qui (https://oneshar.es/about) le indicazioni sulla sicurezza implementata.
Si dimenticano di dire che il messaggio a loro arriva in chiaro, prima che lo criptino (con una loro chiave, e quindi lo possono anche decrittare), e che quindi è in loro potere leggerne il contenuto.
Si dimenticano anche di dire che il browser che legge il messaggio può fare caching, e quindi l’ipotesi dell’autodistruzione del messaggio vale solo lato server.

Insomma, una nuova trovata per raccogliere informazioni dichiaratamente sensibili (altrimenti che senso avrebbe utilizzare il servizio) al popolo sprovveduto della Rete.

La notizia, con un’impostazione un po’ promozionale, la si può trovare sul Fatto Quotidiano.

Come al solito, il marketing promuove come oro un’idea, ma si dimentica di raccontare come stanno in realtà le cose.

E certamente nessuno viene a raccontare quale sia il reale scopo del nuovo business …

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Non raccontavamo ancora abbastanza di noi: Pinterest

Visto che non si raccontava ancora abbastanza su di noi attraverso Facebook, Twitter, blog personali, social network professionali, etc. etc. etc., è nato un nuovo servizio (Pinterest) che gentilmente ci consente di pubblicare, organizzare e condividere tutto ciò che ci piace.

In pratica, un Twitter con veste grafica.

Su Repubblica riportano anche che questo nuovo social network oltre ad aver conquistato il titolo di miglior start-up 2011 ai recenti Crunchies Awards, aspira a diventare il fenomeno Internet del 2012.

Tenendo conto di quanto tempo della giornata viene già mediamente dedicato a Facebook ed agli altri servizi esistente, viene da chiedersi quanto tempo rimarrà per studiare, lavorare, vivere …

In ogni caso, come già evidenziato per Facebook, questi strumenti hanno certamente un’incredibile valenza nel costruirsi un profilo sociale e psicologico delle persone, informazione che è ancora più personale ed intima del proprio orientamento religioso o politico.

Vale davvero la pena andare a raccontare i fatti nostri anche a questi nuovi signori?

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Google e il tracciamento retribuito

Se qualcuno ancora nutriva dei dubbi sul fatto che i propri dati ed il proprio modo di vivere in Rete abbiano effettivamente un valore economico, ecco una conferma palese.

Google ha annunciato il nuovo progetto Screenwise attraverso il quale intende ‘comperare’ dagli utenti che vorranno aderire all’iniziativa tutte le informazioni sulle loro abitudini di navigazione in Rete.

Quanto valgono queste abitudini? 25 dollari all’anno, e non in contanti, ma in buoni spendibili su Amazon.

Ed in particolare, cosa compererà Google con questa promozione (oltre a tutti i dati su di noi che già raccoglie oggi)? Google raccoglierà ed analizzerà informazioni su tutti i siti visitati, sul tempo di permanenza dell’utente su ogni pagina, e sulla quantità di tempo spesa online dagli utenti.

Certo dall’analisi dei dati raccogli emergeranno informazioni ed indicazioni per realizzare siti più accoglienti e meglio fruibili, a beneficio di tutti.

Ma nel frattempo Google si sarà costruita un’immagine virtuale di ogni utente che va ben al di là dei siti visitati.
Con le informazioni raccolte Google disporrà di fatto del nostro profilo completo in Rete, ed anche di un completo profilo psicologico della nostra persona.
Quando non sarà più sufficiente una password per identificarsi in Rete, la nostra identità più intima avrà un valore incalcolabile.

Per ulteriori dettagli:

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Ubi major, minor cessat

Parto da un caso attuale (la chiusura di Megaupload) per evidenziare un potenziale rischio per i propri dati.

Il caso specifico è semplice: l’FBI è riuscita ad ottenere l’isolamento e prossimamente la distruzione di tutto il contenuto dei server di MegaUpload, una piattaforma di file sharing utilizzata pesantemente (ma non esclusivamente) per la condivisione di contenuti piratati.

In pratica, anche chi avrà pubblicato contenuti leciti si trova a non poterli più raggiungere, e soprattutto a sapere che i propri contenuti verranno distrutti insieme a quelli illeciti.

Ci si può chiedere perché invece che concentrarsi sulla distruzione dei soli contenuti illeciti l’FBI intenda distruggere tutto il contenuto dei server; certamente per un fatto di semplicità e riduzione dei costi (sarebbe molto oneroso controllare i contenuti uno per uno), e molto probabilmente anche per dare un esempio (colpirne uno per educarne cento …).
Distruggere l’intera piattaforma rende molto più faticoso ed oneroso rimettere in piedi un servizio, piuttosto che fare semplicemente un po’ di pulizia dei contenuti.

Resta da chiedersi se un’autorità (per di più estera: i server non sono sotto la giurisdizione degli Stati Uniti) possa permettersi di distruggere deliberatamente dei dati personali ed il lavoro di cittadini, americani e non.
A rigor di logica no.

Ma come dicevano i latini, ubi major, minor cessat.

Il messaggio di questo post vuole tuttavia essere un altro: occorre ricordarsi che nessun servizio gratuito in Rete si assume delle responsabilità, e che è responsabilità nostra conservare una copia di tutto il nostro lavoro.
La medaglia della comodità di non gestire copie di salvataggio ha anche un rovescio: il rischio di perdere molto, del nostro lavoro e della nostra vita in Rete.

Il fatto che EFF si stia facendo in quattro per aiutare le persone a recuperare i propri dati non sposta comunque il problema della fatica, della seccatura e del costo che le persone dovranno affrontare per cercare e scaricare tutti i propri contenuti, eventualmente dotandosi di sufficiente spazio e banda per poter portare a termine l’operazione entro il blackout finale.

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Quanto ‘valgo’ per la Rete?

Viviamo nell’era del ‘tutto gratis’.

Eppure i servizi che ci vengono offerti, motori di ricerca, social network, chat, blog, quotidiani e riviste on-line, costano, di sola infrastruttura e gestione , centinaia di milioni all’anno.

Eppure nessuno ci chiede nulla.

Facciamo un paio di conticini:

  • Google ha oltre un miliardo di utenti, ed ha un valore stimato di circa 200 miliardi di dollari: 200 / 1 = circa 200 dollari per utente;
  • Facebook ha circa 800 milioni di utenti, ed un valore stimato di circa 100 miliardi di dollari: 100 mld / 800 mln = oltre 100 dollari per utente;
  • YouTube: circa 500 milioni di visitatori al mese, con un fatturato di 5 miliardi dollari all’anno; in pratica, ogni utente porta circa una decina di dollari all’anno a testa a YouTube.

Questo è il nostro valore economico per queste aziende.

E poi ci sono una pletora di altri servizi, altri motori di ricerca, altri social network, reti professionali, sistemi di telefonia on-line (Skype, etc.) …

Insomma, il mercato ci ‘valuta’ in base a quanti soldi stima di riuscire a farci spendere in Rete.

Fa eccezione Wikipedia: non fa pubblicità, non vende servizi, non rivende i nostri dati: è finanziata soltanto dalle donazioni (anche le nostre, per quanto piccole).

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31 Gennaio 2012 – Liceo Statale Tito Livio – Milano

Sono stato invitato per un collettivo al liceo statale Tito Livio di Milano, per presentare sostanzialmente i contenuti raccolti nel blog.

Per l’occasione ho rivisto le slide ed il testo accompagnatorio, per adeguarne forma e contenuti al livello di preparazione dei liceali (l’edizione precedente era più ‘tagliata’ per le scuole medie), e per trattare con più enfasi i rischi più propri dell’età dei liceali.

L’organizzazione predisposta dalla scuola è stata ottima (pensavo che si trattasse poco più di una lezione in classe) ed invece è stato predisposto l’auditorium della scuola, con tutta la tecnologia necessaria.

Anche la partecipazione mi ha piacevolmente stupito, sia come numero di presenti che come interesse dimostrato e qualità delle domande poste.

Ringrazio caldamente sia la scuola ed i suoi rappresentanti e docenti per aver dato la disponibilità per l’evento, sia i partecipanti per l’interesse e la partecipazione dimostrati.

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