Blue Whale: l’ultima spiaggia

Per chi non ne avesse ancora sentito parlare, Blue Whale è l’ultima spiaggia per i giochi online per gli adolescenti: la denominazione vuole infatti ricondurre allo spiaggiamento delle balene che porta alla loro morte.

Il gioco spinge i giovani ad una serie di prove sempre più assurde, fino al superamento della prova finale: il suicidio.

L’ideatore del gioco, un russo, è già stato arrestato per aver portato più giovani al suicidio.

Per chi si sentisse attratto da questa novità, suggerisco qualche riflessione:

  • in primo luogo, gli amministratori della comunità, quelle persone che decidono la sequenza di prove che devono essere affrontate e superate, non partecipano a loro volta al gioco: loro non rischiano nulla;
  • chi volesse pensare di aderire al gioco per attirare su di sé l’attenzione, ne trarrebbe ben poco vantaggio, perché con il suicidio si perde automaticamente la possibilità di sentirsi al centro dell’attenzione;
  • per chi invece vive intorno ai più deboli, a coloro che prendono in considerazione questa opportunità per sentirsi parte di un gruppo, al centro dell’attenzione, resta la responsabilità, anche se parziale, di averli emarginati al punto di imboccare un percorso che porta al suicidio.

È comunque fondamentale ricordare che la principale responsabilità è dei genitori ed eventualmente degli insegnanti, che non sono stati in grado di proteggere le vittime e di fornirgli gli strumenti per comprendere il fenomeno e per difendersi da esso.

Ricordo infine che è in corso di approvazione il testo di legge sul cyberbullismo, e che già dai 14 anni si può essere ritenuti penalmente responsabili; oltre a ciò, le famiglie e le scuole non devono dimenticare l’ulteriore diritto delle vittime di rivalersi in sede civile con la richiesta del riconoscimento dei danni subíti.

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Selfie e killfie: non c’è App che possa sostituire la stupidità …

Il mondo va a mode, ed al giorno d’oggi sembra impossibile sentirsi realizzati se non si stupisce il mondo.

Ci sentiamo dei ‘nessuno’ se non abbiamo la nostra piccola (molto meglio se grande) schiera di followers, ed una grande quantità di ‘like’.

E per ottenere tutto questo si arriva a farsi dei selfie in contesti ad alto rischio; l’India ha conquistato il triste primato del numero di morti a causa di questo tipo di selfie: almeno 127 negli ultimi due anni, ma i numeri non sono molto diversi nel  resto del mondo.

In cima ad un grattacielo, in mezzo ai binari mentre arriva un treno … è molto più probabile che gli accessi al nostro selfie arrivino attraverso i giornali che riportano la notizia della nostra morte, piuttosto che sul nostro profilo Facebook.

Questi ‘selfie’ sono già stati denominati ‘killfie

Qualcuno molto ingegnoso ha pensato di sviluppare una App che controlli le foto che intendiamo scattare, utilizzando anche la  geolocalizzazione, per decidere se disattivare la fotocamera in caso di situazioni rischiose.

Viene da chiedersi se una persona che è così prudente da installare una App del genere sarebbe così incosciente da mettersi nelle condizioni di averne bisogno; al contrario, una persona sufficientemente imprudente non installerà certo la App.

In sostanza, non c’è App che possa sostituire la stupidità.

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I pericoli della Rete: nasce il primo sportello in Italia per le vittime dei reati on line

Ha aperto negli uffici dell’Ordine degli Avvocati presso il Tribunale di Milano il primo sportello in Italia per assistere e dare consigli alle vittime di reati informatici. Una novità assoluta, frutto dell’accordo tra Procura, Ordine degli Avvocati e Comune di Milano per contrastare un fenomeno in crescita esponenziale: 97 per cento negli ultimi due anni.

http://video.repubblica.it/edizione/milano/i-pericoli-della-rete-nasce-il-primo-sportello-in-italia-per-le-vittime-dei-reati-on-line/215664/214847

http://www.procura.milano.giustizia.it/sono-vittima-di-un-reato-informatico.html

http://www.avvocatipermilano.it/sportello-reati-informatici/

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Come sei tracciato con una qualunque pagina web

Da anni ‘navighiamo‘ in Internet, passando tra social network, quotidiani online, blog, siti commerciali, grandi magazzini virtuali, e lo facciamo così naturalmente che non ci chiediamo cosa ci sia dietro ad ogni pagina che visitiamo, ad ogni immagine che vediamo, e ad ogni link che ci viene proposto.

Eppure in ogni pagina, sotto la superfice del testo e delle immagini, è un mare profondo in cui si nascondono una miriade di cose che non conosciamo.

Sono cose che hanno tanti nomi, come cookies, sscript, trackers …

Sono li, si nascondono, non ci danno fastiio e non ci fanno del male, e quindi non li riteniamo degni della nostra attenzione.

Potremmo approfondire cosa siano, come funzionino, ma ho trovato una bellissima presentazione che, in pochissime slide spiega cosa c’è in una comune pagina web, oltre a ciò che interessa a noi.

Una volta compreso cosa accade ogni volta che visitiamo un sito, è un attimo comprendere perché è importante proteggere la propria privacy online.

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Le banche dovranno profilarci meglio. Per legge.

Dal 26 Febbraio le polizze di assicurazione sui mutui potrebbero costarti di più.
O potrebbero portare le banche a non concederti il mutuo.
Forse tu che stai leggendo sei troppo giovane per preoccuparti di un mutuo.
Ma non i tuoi genitori. E tra qualche anno anche tu forse vorrai comperarti una casa.
Sappi che per ottenere il prestito per l’acquisto (il cosidetto ‘mutuo’) la banca e la compagnia di assicurazione vorranno avere molte informazioni su di te, e se le procureranno, che tu lo sappia o no.
Fino ad oggi la legge impediva questo genere di pratiche. Oggi le impone.
E quindi ricordati che quella piccola frattura che ti sei procurato sciando, o la tua allergia a qualche cosa, o qualche cos’altro, potranno far si che tu paghi rate più alte di qualcuno che guadagna quanto te, ma …non ha il raffreddore!

Forse ti sei sempre detto “ma cosa volete che se ne facciano delle mie informazioni“, oppure “non ho nulla da nascondere“: ecco, ora hai scoperto uno dei motivi per cui c’è molto interesse per le tue informazioni.

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Cosa ha più valore al mondo oggi?

Vi siete mai chiesti cosa è che vale di più al mondo oggi?

Tra le risposte troveremo sicuramente l’oro, il petrolio … qualcuno potrebbe anche dire l’acqua …

Ed invece no: ciò che ha più valore oggi è l’Informazione!

E per chi non ci dovesse credere, cito la notizia, riportata su moltissime testate internazionali, secondo cui da oggi la società che vale di più al mondo è Google, e persino Facebook ha superato la Exxon!

Tradotto in parole povere, una società che non compra, produce né vende beni materiali è quella in cui il mondo crede di più (e lo dimostra comperando le sue azioni).

Facebook stessa vale ormai più di una delle sette sorelle del petrolio!

Interessante anche il fatto che Google abbia superato la Apple che, a modo suo, produce qualcosa (telefoni, tablet, computer, smartwatch, etc.).

Siete ancora convinti che tutte le informazioni che regalate in Rete non interessino a nessuno e non valgano niente …?!

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Scarico illegalmente? Le conseguenze potrei scoprirle domani …

È ormai ‘normale’ scaricare di tutto dalla Rete.

In effetti è da molto che ci stanno abituando al ‘tutto gratis’; anche le pubblicità in televisione ci invitano a scaricare app e giochi, sottolineando il fatto che ‘è gratis!’

Eppure non tutto può essere liberamente scaricato, ed a ricordarcelo di tanto in tanto sono le notizie che compaiono sui quotidiani.

Nel 2009 un’operazione della Polizia Postale di Genova ha fatto chiudere un sito di condivisione illegale di contenuti protetti da diritto d’autore.

La cosa che dovrebbe interessarci di più tuttavia è il fatto che, oltre ai responsabili e gestori del sito, sono stati identificati anche gli utenti dello stesso, che sono stati sanzionati con una multa da 154 Euro cadauno.

… potrebbe capitare anche a te …?

La morale che possiamo derivare da questa notizia è (almeno) la seguente:

  • non tutto è gratis: occorre informarsi bene, prima di scaricare …
  • se lo facciamo e nessuno ci vede, non significa che non potremo essere sanzionati tra un mese, o un anno, o più ancora …
  • scaricare illegalmente dal proprio posto di lavoro può costarci molti mesi di stipendio o addirittura il posto stesso!
  • scaricare illegalmente per trarne profitto può costarci molto di più del profitto che pensiamo di trarne.

E comunque, alla base di tutto dovrebbe esserci il fatto che a nessuno piacerebbe che il proprio lavoro venisse utilizzato da altri per arricchirsi alle nostre spalle: ricordiamoci sempre che il giorno che dovessimo essere cantanti, musicisti, fotografi, pittori, architetti, designer, stilisti o anche depositare un’idea all’Ufficio Brevetti vorremmo che i nostri sforzi venissero protetti dalla legge.

La stessa legge che violiamo quando scarichiamo illegalmente anche il più piccolo MP3.

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